Quanto costa un dipendente, tutto compreso

Lo stipendio è meno della metà del conto. Il numero che serve è il costo orario pieno, e senza quello non si decidono né i prezzi né le assunzioni.

È una delle domande che ricevo più spesso e quasi sempre arriva tardi, cioè dopo la firma. L'imprenditore conosce la retribuzione concordata e scopre il resto un pezzo alla volta, in mesi diversi dell'anno.

Il conto pieno si fa una volta, richiede un'ora, e da quel momento serve per tutto: preventivi, decisioni su un'assunzione, valutazione di un investimento che risparmia ore.

Le voci che quasi nessuno mette in fila

Retribuzione lorda annua, mensilità aggiuntive, contributi a carico dell'impresa, accantonamento per la fine del rapporto, assicurazione obbligatoria. Questa prima somma sta già molto sopra il netto che la persona riceve.

Poi ci sono le voci che stanno fuori dalla busta e dentro l'azienda: la postazione, gli strumenti, i programmi, il telefono, la formazione, e le ore di chi affianca. Nel primo anno pesano quanto un mese di stipendio.

Le ore che si pagano e quelle che si lavorano

Un contratto a tempo pieno vale circa duemila ore all'anno sulla carta. Togliendo ferie, festività, permessi e una media di assenze, le ore realmente disponibili sono circa un ottavo in meno.

Dividere il costo totale per le ore teoriche è l'errore che rende sbagliati tutti i preventivi dell'azienda, ed è una delle ragioni per cui si lavora molto e si guadagna poco, senza riuscire a capire dove finisca.

Le ore vendibili

C'è un terzo livello che riguarda chi fa un lavoro fatturabile: le ore che si possono attribuire a una commessa. Riunioni, spostamenti, offerte preparate e non vinte, ripassi, formazione interna non entrano.

Nelle imprese di servizi la quota vendibile sta fra il sessanta e il settantacinque per cento. Chi costruisce i prezzi sul cento per cento sta regalando un quarto del proprio tempo senza saperlo.

Il costo orario pieno, in pratica

Costo annuo totale della persona diviso le ore realmente disponibili. Per chi lavora su commessa, diviso le ore vendibili. Sono due numeri diversi e servono a due cose diverse.

Il primo si usa per valutare se conviene togliere attività ripetitive. Il secondo si usa per costruire i listini, e va aggiornato ogni anno insieme al budget, dove quel costo è la voce più grande.

Le forme diverse di rapporto

Un collaboratore esterno costa in apparenza di più all'ora e non porta con sé il carico fisso, le assenze e il rischio. Un dipendente costa meno all'ora e impegna l'impresa anche quando il lavoro cala.

La scelta non si fa con il confronto orario ma guardando quanto quel lavoro è stabile e quanto la conoscenza deve restare dentro. La seconda considerazione pesa più della prima e viene quasi sempre trascurata.

L'apprendista e il primo anno

Il costo contrattuale ridotto va sommato al tempo di chi insegna, che è la voce vera. Nei primi sei mesi la persona produce poco e occupa qualcun altro, e il conto onesto tiene dentro entrambe le cose.

Averlo scritto prima cambia le aspettative e riduce la frustrazione reciproca, che è il motivo per cui molti inserimenti si interrompono. Vale la pena guardarlo insieme a come si sceglie chi entra, perché le due cose si decidono insieme.

A che cosa serve questo numero

A tre decisioni. Quanto far pagare un'ora di lavoro. Se conviene comprare uno strumento che ne risparmia dieci al mese. Se l'impresa può permettersi la persona che sta per assumere ai volumi attuali.

Senza il costo pieno le prime due si decidono a sensazione e la terza si decide sperando, che è la ragione per cui conviene tenere questa cifra dentro il proprio impianto di controllo e non in un foglio a parte.

Il costo che cresce con gli anni

Scatti, aumenti concordati, accantonamenti che si rivalutano. Una persona costa ogni anno un po' di più anche senza nessuna decisione, e la somma su cinque anni è una cifra che sorprende chi non l'ha mai proiettata.

Va tenuto presente quando si valuta un'assunzione sui volumi di oggi: la domanda giusta non è se l'impresa se lo permette adesso, è se se lo permette in un anno mediocre fra tre anni.

Gli incentivi e le agevolazioni

Cambiano spesso e possono ridurre il costo in modo significativo per certe categorie e in certi periodi. Vanno chiesti al proprio consulente del lavoro prima della firma, perché molti richiedono condizioni da rispettare al momento dell'assunzione.

Non devono però guidare la scelta della persona. Assumere un profilo sbagliato perché costa meno è il modo più caro di risparmiare, e succede più spesso di quanto si ammetta.

Il costo di chi non c'è

Assenze, malattie, maternità, ferie concentrate. In un'impresa piccola ogni assenza si scarica sugli altri o su una sostituzione, e il costo esiste anche quando non compare in busta.

Va messo a bilancio come percentuale sul monte ore, guardando quello che è successo negli ultimi tre anni. Chi lo ignora costruisce preventivi su una capacità produttiva che l'impresa non ha mai avuto.

Confrontare due offerte di lavoro

Quando un candidato porta un'altra proposta, il confronto va fatto sul costo totale e non sul netto. Buoni pasto, rimborsi, flessibilità e distanza da casa hanno un valore economico che le persone calcolano.

È anche l'occasione per capire che cosa quella persona sta cercando, che raramente è soltanto la cifra. Chi chiede solo il numero di solito non ha ricevuto altre risposte.

Il numero da tenere in mente

Il rapporto fra costo del personale e valore della produzione, guardato una volta all'anno. Ogni settore ha un intervallo fisiologico e uscirne, in alto o in basso, dice qualcosa che vale la pena capire.

È anche il primo numero che guarda chi valuta l'impresa da fuori, e il più facile da calcolare partendo dal bilancio già depositato.

Il costo per ora di presenza e quello per ora prodotta

Nei mestieri in cui il lavoro dipende dal carico, la differenza fra le due misure è la vera informazione. Un reparto pieno al sessanta per cento ha un costo orario effettivo molto più alto di quello contrattuale.

Guardarla per reparto e per stagione dice dove conviene aggiungere carico e dove conviene ridurre struttura, ed è una delle poche analisi che cambia decisioni concrete.

Quando conviene lo straordinario

Costa di più all'ora e non porta costi fissi. Su picchi brevi è quasi sempre la scelta migliore; su carichi stabili diventa la più cara e la più logorante.

Il confine si vede nei numeri: straordinario sistematico per più di sei mesi significa che serve una persona in più, e continuare a evitarla costa in denaro e in stanchezza.

Quando si discute di aumenti

Un aumento in busta costa all'impresa circa un terzo in più della cifra concordata, fra contributi e riflessi sulle altre voci. È un'informazione che conviene avere in mente prima della conversazione, non durante.

Serve anche a valutare le alternative, alcune delle quali hanno un rapporto migliore fra costo e valore percepito, e riguarda come si decidono aumenti e premi, con criteri dichiarati e una data fissa.

Domande frequenti

Quanto costa un dipendente oltre allo stipendio?

Molto più della metà in più. Alla retribuzione lorda vanno sommate mensilità aggiuntive, contributi a carico dell'impresa, accantonamento di fine rapporto e assicurazione obbligatoria.

Quali costi stanno fuori dalla busta paga?

Postazione, strumenti, programmi, telefono, formazione e le ore di chi affianca. Nel primo anno queste voci pesano quanto un mese di stipendio.

Quante ore si lavorano realmente in un anno?

Circa un ottavo in meno delle duemila teoriche, tolte ferie, festività, permessi e una media di assenze. Dividere il costo per le ore teoriche rende sbagliati tutti i preventivi.

Che cosa sono le ore vendibili?

Le ore attribuibili a una commessa. Riunioni, spostamenti, offerte non vinte e formazione interna non entrano: nelle imprese di servizi la quota vendibile sta fra il sessanta e il settantacinque per cento.

Come si calcola il costo orario pieno?

Costo annuo totale diviso le ore realmente disponibili. Per chi lavora su commessa, diviso le ore vendibili. Sono due numeri diversi che servono a due decisioni diverse.

A che cosa serve avere questo numero?

A decidere quanto far pagare un'ora, se conviene uno strumento che ne risparmia dieci al mese, e se l'impresa può permettersi la persona che sta per assumere ai volumi attuali.

Conviene un collaboratore esterno o un dipendente?

Non si decide con il confronto orario. Si decide guardando quanto quel lavoro è stabile e quanto la conoscenza deve restare dentro l'azienda: la seconda considerazione pesa di più e viene quasi sempre trascurata.

Quanto costa un apprendista?

Il costo contrattuale ridotto più il tempo di chi insegna, che è la voce vera. Nei primi sei mesi la persona produce poco e occupa qualcun altro, e il conto onesto tiene dentro entrambe le cose.

Quanto costa un aumento in busta?

All'impresa circa un terzo in più della cifra concordata, fra contributi e riflessi sulle altre voci. Conviene saperlo prima della conversazione e non durante.

Cristian Andreatini

Scritto da

Cristian Andreatini

Elettricista, poi marketing digitale, poi direzione d'azienda. Oggi affianco imprese e imprenditori su strategia, organizzazione e posizionamento, con un team di specialisti dei diversi rami aziendali.

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