È una preoccupazione che gli imprenditori raccontano a mezza voce, perché ammetterla sembra ammettere di avere costruito male. In realtà è la conseguenza naturale di aver lavorato per anni con poche persone brave e nessun tempo per scrivere niente.
La persona in questione di solito lo sa, e non necessariamente ne approfitta. Il problema non è il suo comportamento: è che l'impresa ha una capacità che vive dentro una testa sola.
Come si riconosce una dipendenza vera
La prova è semplice e va fatta per iscritto. Se questa persona domani non ci fosse, quali lavori si fermerebbero, per quanti giorni, e chi potrebbe sostituirla anche male. Le caselle vuote sono la misura del rischio.
Va fatto per tutti, non solo per il nome che viene in mente per primo. Nelle aziende in cui l'ho fatto sono emerse quasi sempre due o tre posizioni critiche, e una non era quella che il titolare si aspettava.
Che cosa sta davanti al rischio
Tre cose diverse, con rimedi diversi. Le informazioni che solo quella persona ha, le relazioni che solo quella persona tiene, e le decisioni che solo quella persona sa prendere. La prima si scrive, la seconda si affianca, la terza si insegna.
Confonderle porta a soluzioni inutili. Un mansionario non protegge da una relazione persa, e una seconda persona affiancata non protegge da un metodo che nessuno ha mai messo per iscritto, come si vede in quasi tutti i documenti di ruolo che le imprese producono, che elencano compiti e non responsabilità.
Non serve un manuale. Serve che le cinque o sei cose non ovvie di quel lavoro stiano scritte da qualche parte: i fornitori di riserva, le tolleranze accettate da certi clienti, i passaggi in cui si sbaglia sempre, le password che stanno in un posto solo.
Il modo che funziona è chiedere alla persona di scriverle mentre lavora, mezz'ora alla settimana, invece di programmare una giornata di documentazione che non arriva mai. La scelta di che cosa mettere per iscritto segue gli stessi criteri di qualsiasi procedura aziendale, cioè volume, passaggi di mano e costo dell'errore.
Le relazioni: la seconda faccia
Se un cliente importante conosce una persona sola, l'impresa non ha quel cliente. La soluzione è banale e sgradevole da avviare: una seconda persona presente agli incontri, non come figurante ma con una parte del rapporto in mano.
Va spiegato a chi tiene la relazione, e va spiegato bene, perché se viene percepito come un controllo produce resistenza. La ragione vera è sensata e si può dire: nessuno deve essere irraggiungibile in ferie.
Le decisioni: il passaggio più lento
È la parte che richiede più tempo, perché non si trasferisce con un documento. Si trasferisce facendo decidere qualcun altro sotto osservazione, accettando che i primi mesi le scelte siano peggiori.
È lo stesso meccanismo che regola qualsiasi delega che non torna indietro, e fallisce sempre per lo stesso motivo: si riprende in mano il lavoro alla prima decisione discutibile.
Il caso in cui la persona chiave è il titolare
Succede più spesso del contrario, e nessuno lo chiama con questo nome. Se ogni preventivo, ogni eccezione e ogni ordine importante passano dalla stessa scrivania, l'impresa ha una dipendenza al vertice.
Le conseguenze sono le stesse, con l'aggravante che nessuno le fa notare. Il rimedio comincia da un elenco delle decisioni che tornano ogni settimana, cioè che cosa succede quando manca chi decide, e nessuno sa fin dove può spingersi.
Trattenere: che cosa funziona e che cosa no
L'aumento risolve per qualche mese. Le ragioni per cui le persone brave restano sono altre: sapere dove sta andando l'impresa, avere una parte di lavoro che le interessa, lavorare con qualcuno da cui imparano qualcosa.
Sono le stesse ragioni per cui se ne vanno quando mancano, ed è il motivo per cui le uscite si vedono arrivare mesi prima: i segnali che precedono una dimissione cominciano quando le domande smettono.
Le password e gli accessi
È la forma più banale e più frequente di dipendenza: account intestati a una persona, accessi che passano dalla sua casella, contratti registrati con la sua utenza. Si risolve in mezza giornata e quasi nessuno la affronta prima che serva.
Servono caselle aziendali per i servizi, un archivio delle credenziali con accesso a due persone, e la regola che nessun contratto si registra con un indirizzo personale. Sono tre righe che evitano settimane di blocco.
I rapporti con i fornitori
Vale quello che vale per i clienti, con una differenza: il danno non è commerciale, è operativo. Se un solo tecnico sa a chi telefonare quando un macchinario si ferma, l'impresa ha un fermo produzione che dipende da una reperibilità.
Un elenco dei fornitori critici con nomi, numeri diretti e condizioni concordate costa un pomeriggio e va aggiornato una volta all'anno. È la protezione con il rapporto migliore fra tempo e rischio evitato.
La coppia, invece della sostituzione
Il modo che funziona meglio non è formare un sostituto: è far lavorare due persone sulla stessa area, con compiti diversi ma conoscenza comune. Costa qualcosa in efficienza e toglie il rischio in modo strutturale.
Ha anche un effetto secondario che vale il costo: due persone che lavorano sulla stessa materia si confrontano, e il livello del lavoro sale. La conoscenza tenuta da soli tende a fossilizzarsi.
Il periodo di preavviso, usato bene
Quando l'uscita è annunciata, quelle settimane sono la risorsa più preziosa disponibile e vengono quasi sempre sprecate in imbarazzo. Vanno organizzate: un elenco delle cose da trasferire e un calendario.
Chiedere alla persona di scrivere quello che sa è legittimo e va chiesto subito, non l'ultima settimana. Nella maggior parte dei casi le persone che escono in buoni rapporti collaborano volentieri, e a volte restano raggiungibili dopo.
Il costo di non fare niente
Si stima con una domanda sola: quanti giorni di lavoro si fermerebbero e quanto vale un giorno di fermo. In molte imprese che seguo la cifra supera l'utile di un trimestre.
Messo così, il tempo da dedicare a queste cose smette di sembrare un lusso organizzativo e diventa una voce con un ritorno calcolabile, che è l'unico modo per farla entrare in agenda in un'impresa che lavora.
Le clausole nei contratti
Patti di non concorrenza e vincoli di riservatezza esistono e hanno un costo, perché per essere validi vanno pagati. Vanno valutati soltanto per le posizioni in cui il danno sarebbe reale.
Non sostituiscono niente di quello che serve fare: sono una protezione legale, e nella pratica un'impresa che deve arrivare a usarle ha già perso la parte che contava.
Il rientro
Le persone che escono in buoni rapporti a volte tornano, e spesso con competenze in più. Chiudere bene un rapporto è anche un investimento su una possibilità futura che costa niente.
Nelle imprese che seguo da anni, i rientri sono stati fra gli inserimenti più riusciti: la persona conosce il lavoro e l'azienda, e ha scelto di tornare dopo aver visto altro.
Il patto che conviene fare
Con le persone su cui l'impresa poggia conviene una conversazione diretta una volta l'anno: che cosa vorresti fare fra due anni, che cosa ti manca qui, che cosa non vuoi più fare. Sono tre domande e durano quaranta minuti.
Chi le fa raccoglie informazioni che nessun altro canale porta, e le raccoglie con un anticipo sufficiente a fare qualcosa. Chi non le fa apprende le stesse cose il giorno della lettera.
Domande frequenti
Come si capisce se un'azienda dipende troppo da una persona?
Con una prova scritta: se questa persona domani non ci fosse, quali lavori si fermerebbero, per quanti giorni e chi potrebbe sostituirla anche male. Le caselle vuote sono la misura del rischio.
Va fatto solo per il nome che viene in mente per primo?
No, per tutti. Nelle aziende in cui l'ho fatto sono emerse quasi sempre due o tre posizioni critiche, e almeno una non era quella che il titolare si aspettava.
Che cosa rende una persona insostituibile?
Tre cose diverse: le informazioni che ha solo lei, le relazioni che tiene solo lei, le decisioni che sa prendere solo lei. La prima si scrive, la seconda si affianca, la terza si insegna.
Come si mettono per iscritto le informazioni?
Mezz'ora alla settimana mentre si lavora, non una giornata di documentazione programmata che non arriva mai. Bastano le cinque o sei cose non ovvie di quel lavoro.
Come si protegge una relazione con un cliente?
Facendo entrare una seconda persona negli incontri, con una parte del rapporto realmente in mano. Va spiegato bene a chi tiene la relazione, altrimenti viene letto come un controllo.
E le decisioni?
Sono la parte lenta: non si trasferiscono con un documento. Si trasferiscono facendo decidere qualcun altro sotto osservazione e accettando che per qualche mese le scelte siano peggiori.
E se la persona chiave è il titolare?
È il caso più frequente e nessuno lo chiama con questo nome. Se ogni preventivo, eccezione e ordine importante passano dalla stessa scrivania, l'impresa ha una dipendenza al vertice con le stesse conseguenze.
Un aumento serve a trattenere le persone brave?
Risolve per qualche mese. Le ragioni per cui restano sono sapere dove sta andando l'impresa, avere una parte di lavoro che le interessa e lavorare con qualcuno da cui imparano.
C'è un modo per accorgersene prima?
Una conversazione diretta una volta l'anno, di quaranta minuti, con tre domande: che cosa vorresti fare fra due anni, che cosa ti manca qui, che cosa non vuoi più fare.
Scritto da
Cristian Andreatini
Elettricista, poi marketing digitale, poi direzione d'azienda. Oggi affianco imprese e imprenditori su strategia, organizzazione e posizionamento, con un team di specialisti dei diversi rami aziendali.
Chi sono