Come si prepara un incontro con la banca

Chi arriva con i numeri in ordine ottiene condizioni diverse. Non per simpatia: perché riduce l'incertezza di chi deve decidere senza conoscere l'azienda.

L'imprenditore conosce la propria impresa meglio di chiunque altro e per questo tende a raccontarla, non a documentarla. Dall'altra parte del tavolo c'è una persona che deve motivare per iscritto una decisione e che il racconto non può usarlo.

Tutta la preparazione di un incontro serve a colmare quella distanza. Non si tratta di apparire migliori: si tratta di consegnare, in forma verificabile, le informazioni che l'altro dovrebbe altrimenti immaginare.

Che cosa guarda chi vi riceve

Tre cose, nell'ordine: la capacità dell'impresa di produrre cassa, la solidità del patrimonio, e la regolarità dei comportamenti sui conti negli ultimi dodici mesi. Il fatturato conta molto meno di quanto si creda.

La terza voce è quella che sorprende di più. Sconfinamenti ripetuti, rate spostate, incassi concentrati in pochi giorni del mese pesano su una valutazione anche quando i risultati sono buoni, perché descrivono un modo di gestire il denaro in entrata e in uscita, che è poi la parte che si legge dai conti.

La cartella che conviene portare

Ultimi due bilanci con la nota integrativa, situazione aggiornata all'ultimo trimestre, elenco dei finanziamenti in corso con residuo e scadenza, previsione di cassa a dodici mesi, e una pagina che spiega l'impresa a chi non la conosce.

L'ultima pagina è quella che quasi nessuno prepara ed è la più utile: che cosa vendete, a chi, con quale margine, quanto pesa il primo cliente, che cosa vi distingue da chi fa la stessa cosa a venti chilometri.

La previsione di cassa, fatta in modo credibile

Dodici righe, una per mese, con incassi previsti e uscite previste divise in poche voci. Non serve un modello complicato: serve che i numeri dei mesi già passati coincidano con quello che è successo, perché è lì che si misura l'affidabilità.

Chi porta una previsione i cui primi tre mesi sono verificabili e tornano ottiene credito sul resto. Chi porta dodici mesi tutti futuri chiede di essere creduto sulla parola.

Dire a che cosa servono i soldi

La richiesta va formulata con la destinazione, l'importo e la durata coerente con la destinazione. Il capitale circolante si finanzia a breve, un macchinario sulla sua vita utile, un capannone su una durata lunga.

Chiedere una somma generica per esigenze aziendali è il modo più rapido per ottenere meno di quanto serviva o per pagarla di più. Una richiesta legata a un progetto e a un piano scritto si valuta in modo diverso.

I numeri che vi verranno contestati

Il magazzino, i crediti verso clienti oltre i novanta giorni, i compensi dei soci, i costi non ricorrenti presentati come tali. Su ognuno conviene arrivare con una spiegazione preparata invece che improvvisarla.

Il credito vecchio è il punto più delicato, perché incide su due valutazioni insieme. Se in azienda c'è una posizione ferma da un anno, conviene averla già svalutata o già messa in recupero prima dell'incontro.

Il linguaggio

Le parole che funzionano sono quelle dei conti: margine, cassa, scadenze, garanzie. Le parole che non funzionano sono quelle del racconto commerciale, perché chi ascolta le sente ogni giorno e non le può scrivere in una pratica.

Vale la stessa regola che vale con i clienti quando l'azienda parla di sé: chi è concreto viene capito, come succede a chi rinuncia alle parole di circostanza, e mette numeri al loro posto.

Aiuta anche saper commentare da soli i propri numeri, cioè leggere il proprio bilancio senza aspettare che lo faccia qualcun altro davanti al tavolo.

Più di un istituto, sempre

Un'impresa che lavora con una sola banca ha condizioni peggiori e un rischio più alto, perché una revisione di politica interna dell'istituto diventa immediatamente un problema aziendale.

Due o tre rapporti, con volumi distribuiti in modo sensato, costano qualche ora di gestione in più e valgono molto di più nel momento in cui serve una risposta rapida.

Quando andare

Quando i conti sono buoni e non serve niente. È il momento in cui si costruisce il rapporto, si presenta l'impresa, si lascia la cartella. Chi si presenta la prima volta perché ha un problema parte da una posizione molto più debole.

Due incontri all'anno, brevi, con una situazione aggiornata in mano, cambiano il modo in cui l'azienda viene trattata quando arriva la richiesta che conta.

Le garanzie, dette prima

Sapere in anticipo che cosa si è disposti a garantire e che cosa no evita la parte più sgradevole di queste conversazioni. Le fideiussioni personali sono la norma nelle imprese piccole e vanno comunque discusse, non subite.

Esistono strumenti pubblici di garanzia che riducono o sostituiscono quelle personali, e nella maggior parte dei casi vanno chiesti, perché non sempre vengono proposti spontaneamente a chi non li nomina.

Il costo vero di un finanziamento

Non è il tasso: sono il tasso, le spese di istruttoria, le assicurazioni collegate e le commissioni sugli affidamenti non utilizzati. Vanno chiesti tutti insieme, in un numero solo, prima di confrontare due offerte.

È la richiesta che qualsiasi impresa può fare e che quasi nessuna fa. Due proposte con lo stesso tasso possono avere un costo complessivo diverso di parecchi punti, e la differenza sta in voci che nessuno legge.

Quando conviene chiedere

Prima di averne bisogno. Un affidamento richiesto quando i conti sono in ordine si ottiene a condizioni migliori di uno chiesto quando la cassa stringe, e la differenza non è piccola.

È anche il motivo per cui conviene tenere aperte linee che non si usano: costano una commissione modesta e valgono molto nel mese in cui serve una risposta in tre giorni invece che in tre settimane.

I tempi, che sono sempre più lunghi del previsto

Fra la richiesta e la disponibilità passano in genere dalle quattro alle otto settimane, e nei periodi di chiusura contabile di più. Chi programma un investimento senza questo margine si trova a pagare fornitori prima di avere i fondi.

La domanda va fatta all'inizio e messa per iscritto: entro quando avremo una risposta e entro quando la disponibilità. Sono due date diverse e vengono spesso confuse nella conversazione.

Il rapporto con il proprio consulente contabile

È la persona che prepara i numeri e spesso quella che conosce i referenti. Coinvolgerla prima dell'incontro, e non dopo, migliora la qualità della documentazione e riduce le richieste successive.

Va però chiarito chi dice che cosa: i numeri li spiega chi li tiene, la strategia la racconta chi guida l'impresa. Un imprenditore che lascia parlare qualcun altro di dove sta andando la propria azienda fa una brutta impressione.

Il rapporto nel tempo

Chi vi segue in filiale cambia ogni due o tre anni, e ogni cambio riporta il rapporto quasi all'inizio. Tenere un fascicolo aggiornato con la storia dell'impresa riduce quel costo.

Serve anche a voi: quando arriva una persona nuova, il primo incontro fatto bene vale più di due anni di rapporti ordinari. Va chiesto invece che aspettato.

Che cosa non dire

Le previsioni ottimistiche non documentate, le trattative annunciate come chiuse quando non lo sono, i problemi taciuti che emergeranno dai numeri. Chi legge bilanci se ne accorge, e da quel momento verifica tutto.

È molto più efficace dire che un anno è stato difficile spiegando perché e che cosa avete fatto. La capacità di raccontare un problema è un segnale positivo, non negativo.

Dopo l'incontro

Una mail di due paragrafi che riassume quello che è stato detto e allega i documenti citati. Serve a chi deve scrivere la pratica e riduce i tempi, che sono la parte più frustrante di questi rapporti.

Ed è il primo pezzo di un archivio che conviene tenere in ordine, perché la memoria di questi scambi vive nelle persone, e le persone in filiale cambiano più spesso di quanto cambi l'impresa.

Domande frequenti

Che cosa guarda un istituto di credito?

La capacità dell'impresa di produrre cassa, la solidità del patrimonio e la regolarità dei comportamenti sui conti negli ultimi dodici mesi. Il fatturato pesa molto meno di quanto si creda.

Quali documenti conviene portare?

Ultimi due bilanci con nota integrativa, situazione aggiornata all'ultimo trimestre, elenco dei finanziamenti con residuo e scadenza, previsione di cassa a dodici mesi, e una pagina che spiega l'impresa a chi non la conosce.

Come si rende credibile una previsione di cassa?

Facendo in modo che i mesi già passati coincidano con quello che è poi successo. Chi porta tre mesi verificabili che tornano ottiene credito sul resto; chi porta dodici mesi tutti futuri chiede di essere creduto sulla parola.

Come va formulata la richiesta?

Con destinazione, importo e durata coerente con la destinazione: il circolante a breve, un macchinario sulla sua vita utile, un immobile su una durata lunga. Chiedere una somma generica porta a ottenere meno o a pagarla di più.

Quali voci vengono contestate più spesso?

Il magazzino, i crediti oltre i novanta giorni, i compensi dei soci e i costi presentati come non ricorrenti. Su ognuna conviene arrivare con una spiegazione preparata.

Che cosa fare con un credito fermo da un anno?

Averlo già svalutato o già messo in recupero prima dell'incontro. Un credito vecchio lasciato intatto incide su due valutazioni contemporaneamente.

Conviene lavorare con più di una banca?

Sì. Due o tre rapporti con volumi distribuiti costano qualche ora di gestione in più ed evitano che una revisione interna di un istituto diventi immediatamente un problema aziendale.

Qual è il momento migliore per presentarsi?

Quando i conti sono buoni e non serve niente. Chi si presenta la prima volta perché ha un problema parte da una posizione molto più debole.

Che cosa si fa dopo l'incontro?

Una mail breve che riassume quanto detto e allega i documenti citati. Serve a chi deve scrivere la pratica, accorcia i tempi e costruisce un archivio che resta anche quando cambiano le persone in filiale.

Cristian Andreatini

Scritto da

Cristian Andreatini

Elettricista, poi marketing digitale, poi direzione d'azienda. Oggi affianco imprese e imprenditori su strategia, organizzazione e posizionamento, con un team di specialisti dei diversi rami aziendali.

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