È la domanda pratica che arriva subito dopo aver deciso di provare: conviene un abbonamento generico da venti euro al mese o un programma costruito per il nostro settore da qualche migliaio di euro.
La risposta dipende da un solo numero: quante volte al mese si fa quella cosa. Sotto una certa frequenza il generico basta e avanza; sopra, il tempo perso a correggere supera la differenza di prezzo.
Che cosa fa bene un generico
Scrivere e riscrivere testi, riassumere documenti, tradurre, rispondere a domande sui documenti che gli si danno. Sono attività trasversali, presenti in ogni impresa, e le fa a un livello sufficiente.
Per un'azienda che comincia, è il punto di partenza corretto: costa poco, non richiede progetti, e permette di capire dove sta il valore prima di spendere. È l'impostazione di intelligenza artificiale per le aziende, senza entusiasmi, che parte dal problema e non dal catalogo.
Dove il generico si ferma
Quando serve che conosca i vostri listini, le vostre condizioni, il vostro archivio. Un generico non li ha, e incollarli ogni volta a mano non è una soluzione sostenibile oltre le poche volte.
È il confine di un assistente che conosce i vostri listini, ed è il momento in cui vale la pena guardare qualcosa di collegato ai propri dati.
Che cosa promette uno specializzato
Che conosce già il vostro settore, che si collega al vostro gestionale, e che copre un processo intero invece che un pezzo. Sono tre promesse diverse e vanno verificate una per una.
La seconda è quella su cui si sbaglia di più: il collegamento con il gestionale che avete è spesso più complicato e più costoso di quanto risulti dalla presentazione.
Le domande da fare a chi vende
Su quali dati funziona e da dove li prende. Che cosa succede quando non è sicuro di una risposta. Quante ore interne servono per la messa in funzione. Chi controlla quello che esce.
La terza è la più nascosta di tutte le offerte in questa materia, ed è quella che decide quanto costa introdurre l'AI in azienda, dove le licenze sono la voce più piccola.
Il calcolo che risolve la scelta
Quante volte al mese si fa quell'attività, per quanti minuti, per il costo orario pieno. Il risultato annuo si confronta con il costo dello specializzato, comprese le ore interne.
Nella maggior parte delle imprese sotto le trenta persone, il conto dice generico per quasi tutto e specializzato per uno o due processi. È un risultato che sorprende chi si aspettava il contrario.
Il rischio del generico
Che ognuno se ne faccia una versione propria, con abitudini diverse e nessuna regola. Dopo sei mesi in azienda esistono cinque modi di lavorare e nessuno verificabile.
Si evita scrivendo una pagina di regole prima di distribuire gli accessi, cioè che cosa scrivere nelle regole d'uso, in tre righe e non in un regolamento.
Il rischio dello specializzato
Il legame con un fornitore. Se i vostri dati e i vostri processi vivono dentro un programma che non controllate, cambiare fornitore diventa un progetto e non una decisione.
Va chiesto prima della firma: che cosa succede ai dati se smettiamo, in quale formato li riavete, e con quale preavviso. Sono tre righe da mettere nel contratto.
Chi paga e chi decide
Nelle imprese piccole gli abbonamenti nascono spesso da una carta di credito personale e da una decisione individuale. Dopo un anno nessuno sa quanti ce ne sono.
Serve che passino da una persona sola, con un elenco. Non per controllo: perché altrimenti l'impresa paga due volte la stessa cosa, cosa che ho visto più di una volta.
Quando si compra uno strumento specializzato, la formazione è quasi sempre nel preventivo e quasi sempre insufficiente: due ore in videochiamata su funzioni generali.
Va chiesta diversa: mezza giornata sul lavoro vero, con i vostri documenti. Costa qualcosa in più e decide se lo strumento verrà usato o no.
Il periodo di prova gratuito
Va usato con un piano, non aprendolo per curiosità. Due settimane con tre casi reali e una persona che ci lavora producono una decisione; due settimane di prove sparse non producono niente.
È anche l'occasione per capire quanto tempo richiede la messa in funzione, che è l'informazione più nascosta e quella che decide il costo reale.
Che cosa fare degli strumenti che si smette di usare
Vanno chiusi, non lasciati attivi. Un abbonamento dimenticato costa ogni mese e, se conteneva dati aziendali, resta un accesso aperto che nessuno controlla.
Prima di chiudere va recuperato quello che c'è dentro, in un formato che si possa riusare. È il passaggio che quasi sempre si dimentica e che ci si trova a rimpiangere.
Il costo nascosto del generico
Non è l'abbonamento: sono le ore che ogni persona passa a reincollare gli stessi documenti e a riscrivere le stesse istruzioni. Su un anno, per cinque persone, è una cifra che sorprende.
Si riduce molto con istruzioni salvate e documenti preparati una volta, che è il lavoro descritto altrove e che conviene fare prima di concludere che serve qualcosa di più grande.
Le versioni aziendali
Quasi tutti gli strumenti generici hanno una versione per le imprese che aggiunge due cose importanti: i dati non vengono usati per addestramento e gli accessi si gestiscono in modo centrale.
Costano poco di più e risolvono la metà dei problemi di riservatezza. È il primo passo da fare quando l'uso smette di essere sperimentale.
La prova prima dell'acquisto
Qualsiasi fornitore serio accetta una prova su dati veri per qualche settimana. Chi non la concede sta chiedendo di essere creduto sulla parola, ed è un'informazione utile.
La prova va impostata come descritto per gli altri progetti: casi reali, compresi quelli difficili, criteri decisi prima, e una persona che giudica fra chi fa quel lavoro.
Il numero di strumenti in azienda
Oltre due o tre diventa un problema di gestione: accessi, costi, abitudini diverse, dati sparsi. Nelle imprese piccole conviene consolidare invece che aggiungere.
Un elenco aggiornato di che cosa è in uso, chi lo paga e chi lo usa è il primo documento da costruire, e nella metà dei casi rivela abbonamenti attivi che nessuno apre.
Quando la scelta è sbagliata
Si riconosce entro tre mesi: le persone tornano al metodo precedente, il tempo di controllo non cala, e nessuno chiede nuove funzioni. Sono tre segnali chiari e vanno presi sul serio.
Chiudere presto costa poco e insegna qualcosa; insistere per giustificare la spesa è il modo in cui un errore piccolo diventa un anno perso.
Il percorso che consiglio
Sei mesi con uno strumento generico usato bene da due o tre persone, con le ore contate. Poi, se il conto lo giustifica, uno specializzato su un processo solo.
Chi parte dallo specializzato senza aver fatto quel percorso compra funzioni che non userà, e difficilmente ottiene aiuto da chi lo affianca da fuori nel dimostrare che l'acquisto ha senso.
Domande frequenti
Meglio uno strumento generico o uno specializzato?
Dipende da un solo numero: quante volte al mese si fa quella cosa. Sotto una certa frequenza il generico basta; sopra, il tempo perso a correggere supera la differenza di prezzo.
Che cosa fa bene un generico?
Scrivere e riscrivere testi, riassumere documenti, tradurre, rispondere a domande sui documenti che gli si danno. Per un'azienda che comincia è il punto di partenza corretto.
Dove si ferma?
Quando serve che conosca i vostri listini, le vostre condizioni, il vostro archivio. Incollarli a mano ogni volta non è sostenibile oltre le poche volte.
Che cosa promette uno strumento specializzato?
Di conoscere il settore, di collegarsi al gestionale e di coprire un processo intero. Sono tre promesse diverse e vanno verificate una per una.
Su quale ci si sbaglia di più?
Sul collegamento con il gestionale che avete, che è spesso più complicato e più costoso di quanto risulti dalla presentazione.
Quali domande fare a chi vende?
Su quali dati funziona e da dove li prende, che cosa succede quando non è sicuro, quante ore interne servono, chi controlla quello che esce. La terza è la più nascosta e decide il costo reale.
Come si fa il conto?
Volte al mese per minuti per costo orario pieno. Il risultato annuo si confronta con il costo dello specializzato comprese le ore interne. Sotto le trenta persone il conto dice quasi sempre generico.
Qual è il rischio del generico?
Che ognuno se ne faccia una versione propria. Dopo sei mesi esistono cinque modi di lavorare e nessuno verificabile. Si evita con una pagina di regole scritta prima.
Qual è il rischio dello specializzato?
Il legame con un fornitore. Va chiesto prima della firma che cosa succede ai dati se si smette, in quale formato si riavono e con quale preavviso.
Scritto da
Cristian Andreatini
Elettricista, poi marketing digitale, poi direzione d'azienda. Oggi affianco imprese e imprenditori su strategia, organizzazione e posizionamento, con un team di specialisti dei diversi rami aziendali.
Chi sono